E’ in grado, in Africa, di uccidere qualcosa come 800mila persone all’anno, e la gran parte di queste è composta da bambini, principalmente di età inferiore ai cinque anni. E’ la malaria, una delle patologie che hanno preso a scomparire nella parte maggiormente civilizzata del mondo, rimanendo tuttavia una piaga in altre zone dello stesso globo.

Eppure, potrebbero giungere notizie importanti da parte della ricerca internazionale, che lotta quotidianamente contro malattie come la malaria, ma non solo. Prima di spiegare quelle che sono le novità, affidiamoci ad una definizione medica, per scoprire questa patologia.

[da StaiBene.it]

È una malattia infettiva provocata da parassiti del genere Plasmodium che vengono trasmessi all’uomo dalla zanzara Anopheles. In particolare: il Plasmodium vivax provoca la febbre terzana benigna, il Plasmodium falciparum provoca la febbre terzana maligna, il Plasmodium malariae provoca la febbre quartana. (La denominazione «terzana» o «quartana» si riferisce al numero dei giorni nei quali ricorre la febbre.) I parassiti malarici si riproducono in due cicli evolutivi: uno nella zanzara (fase sessuata), uno nell’uomo (fase asessuata).

Circa 800mila persone all’anno ne vengono colpite, e ne muoiono. Non vi sono definizioni e semplici analisi che tengano; nel 2009, stiamo parlando di numeri enormi, mostruosi. Inimmaginabili per noi. Facenti parte, ad oggi, di bilanci terribili in altre zone del mondo.

Ma si diceva: è incessante il lavoro della ricerca. Promosso delle autorità di vigilanza dell’Unione europea, degli Stati Uniti e dei paesi africani, in collaborazione con l’OMS, sette paesi dell’Africa - Burkina Faso, Gabon, Ghana, Kenya, Malawi, Mozambico e Tanzania - sono stati coinvolti in questa nuova sperimentazione.

Quest’ultima si individua praticamente nello studio di un vaccino, come spiega Patricia Njuguna, responsabile del Clinical Trials Partnership Committee, ente promotore della sperimentazione ”Un vaccino contro la malaria potrebbe contribuire a salvare innumerevoli vite e ridefinire il futuro per i bambini dell’Africa”.

Piuttosto ampi, purtroppo, i tempi previsti per l’utilizzo, in maniera sicura e massiccia, di un vero e proprio vaccino: si parla di almeno tre anni, per arrivare ad un massimo di cinque.

di Matteo Aldamonte


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