L’Asma presa con leggerezza. E’ quanto testimoniato e reso noto da uno studio condotto da Icm Research, con il supporto di Nycomed, secondo i quali ben due bambini su tre affetti da asma non vengano curati bene, a causa di sottovalutazione della stessa malattia da parte dei genitori.
O almeno, questo avviene nei sei paesi in cui Icm Research ha portato avanti l’indagine, ovvero Regno Unito, Sud Africa, Olanda, Grecia, Ungheria, Canada.
1284 i genitori, 943 i bambini compresi tra i quattro ed i quindici anni, sono stati interrogati e inglobati all’interno di quella che ha preso il nome di “Room to Breath”, ovvero la “Stanza per Respirare”. E molti di loro, da qui sono usciti lasciandosi alle spalle risposte poco confortanti.
Solo il 6% dei genitori interrogati, infatti, ha dichiarato di reputare come “grave” la malattia dell’asma. Dall’altra parte, però, c’è il 23% dei bambini che è stato costretto, solo negli ultimi dodici mesi, a correre al pronto soccorso per ricevere le cure necessarie. Noncuranza allo stato puro, insomma.
“I genitori non ricevono corrette informazioni dai medici”, spiega prontamente Will Carroll del Derbyshire Children’s Hospital. “Benché siano disponibili trattamenti altamente efficaci, l’asma pediatrica è gestita male”, prosegue.
Una gestione sbagliata, come abbiamo visto, ma anche la paura dei genitori, dinanzi alle nuove metodologie di cura che la medicina odierna offre. “‘Più della meta’ dei genitori e’ consapevole dell’efficacia degli steroidi per il trattamento dell’asma – spiega l’operatore del Derbyshire Children’s Hospital - ma ne temono gli effetti collaterali e i potenziali danni a lungo termine. E questo nonostante i corticosteroidi per inalazione siano stati consigliati dalle linee guida internazionali e ampiamente riconosciuti come cardine nella terapia”.
Medicina e vita reale sembrano andare, quindi, in due direzioni opposte. Se da una parte si lavora per ricercare costantemente il miglioramento, per la produzione del genere umano, dall’altra i luoghi comuni e l’ignoranza nel campo spingono quasi a rifiutare le nuove soluzioni mediche.
Di questo è convinto Paul Brand, il quale opera all’interno Princess Amalia Children’s Clinic in Olanda, e si presenta come uno dei collaboratori principali alla ricerca Room to Breath: “Sembra esservi un gap – afferma – tra le linee guida approvate dai medici per l’asma e cio’ che accade nella vita reale. E’ necessario cambiare questa situazione e offrire un miglior servizio ai nostri pazienti”.
di Matteo Aldamonte
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