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	<title>Ciak! Medicina &#187; Ricerca</title>
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	<description>News e Informazioni su Medicina, Ricerca, Salute e Chirurgia</description>
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		<title>Addio alle iniezioni: il vaccino anti-influenza passa per un cerotto</title>
		<link>http://www.ciakmedicina.com/addio-alle-iniezioni-il-vaccino-anti-influenza-passa-per-un-cerotto-630/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 14:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quanti odiano, annualmente, le iniezioni legate al vaccino anti-influenza? Si tratta di un&#8217;usualità detestata da molti, ed alla quale sarà possibile, in tempi  brevi, porre fine grazie ad una scoperta del Georgia Institute of Technology di Atlanta, negli USA, a seguito di uno studio coordinato da Mark Prausnitz. L&#8217;invenzione non è rivoluzionaria, ma potrebbe [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/addio-alle-iniezioni-il-vaccino-anti-influenza-passa-per-un-cerotto-630/">Addio alle iniezioni: il vaccino anti-influenza passa per un cerotto</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In quanti odiano, annualmente, le iniezioni legate al vaccino anti-influenza? Si tratta di un&#8217;usualità detestata da molti, ed alla quale sarà possibile, in tempi  brevi, porre fine grazie ad una scoperta del Georgia Institute of Technology di Atlanta, negli USA, a seguito di uno studio coordinato da Mark Prausnitz.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;invenzione non è rivoluzionaria, ma potrebbe garantire una comodità non da sottovalutare, per i molti che dall&#8217;iniezione sono infastiditi, o addirittura intimoriti. Tutto passa tramite uno<strong> speciale cerotto</strong>, ideato secondo un principio particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cerotto, infatti, ha sulla sua superficie dei piccolissimi <strong>microaghi </strong>che, in modo del tutto <strong>indolore</strong>, rilasciano il principio attivo e poi si dissolvono sulla cute. Dopo l&#8217;applicazione, lo stesso cerotto si lava via con grande semplicità, e sulla pelle non resta più nulla.<span id="more-630"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una gran comodità, come detto, la quale, inoltre, è applicabile in casa, e senza la necessità della presenza di un medico. Vendibile in farmacia, infatti, il cerotto può essere utilizzato con grande semplicità, e questo potrebbe garantire anche una più <strong>larga diffusione</strong> del vaccino, il quale potrebbe giungere facilmente anche a quanti, invece, negli anni scorsi avevano rinunciato dinanzi ad un&#8217;iniezione, o dinanzi alle file negli ambulatori dei singoli dottori.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo parlando, comunque, di un&#8217;innovazione medica ancora in fase di sperimentazione. Ma i risultati avuti su alcuni topolini da laboratorio lasciano molto fiduciosa l&#8217;equipe di ricercatori: un gruppo di roditori ha ricevuto il vaccino in modo tradizionale, con l&#8217;iniezione, mentre un secondo gruppo è stato trattato con il cerotto. Dopo trenta giorni tutti i topolini sono stati infettati con il virus influenzale, ma sono risultati <strong>immunologicamente coperti</strong>, segno che il cerotto funziona.</p>
<p style="text-align: justify;">E gli effetti? I ricercatori assicurano che l&#8217;effetto del vaccino tramite cerotto è identico a quello dell&#8217;iniezione. Ed anzi: non è esclusa la possibilità di poter ottenere risultati anche <strong>migliori</strong>, poichè dalle sperimentazioni è venuta fuori una copertura particolarmente forte del vaccino contro l&#8217;influenza.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/addio-alle-iniezioni-il-vaccino-anti-influenza-passa-per-un-cerotto-630/">Addio alle iniezioni: il vaccino anti-influenza passa per un cerotto</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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		<title>Il diabete si combatte anche con una molecola</title>
		<link>http://www.ciakmedicina.com/il-diabete-si-combatte-anche-con-una-molecola-623/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 11:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novità imponenti arrivano nel campo della lotta al diabete, a seguito di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università Cattolica di Roma, sostenuti da un finanziamento della European Association for the Study of Diabetes (Easd). Essi, infatti, hanno individuato un interruttore molecolare, denominato &#8216;p66shcA&#8217;, il quale permetterebbe di prevenire i sintomi del diabete [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/il-diabete-si-combatte-anche-con-una-molecola-623/">Il diabete si combatte anche con una molecola</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Novità imponenti arrivano nel campo della <strong>lotta al diabete</strong>, a seguito di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università Cattolica di Roma, sostenuti da un finanziamento della European Association for the Study of Diabetes (Easd).</p>
<p style="text-align: justify;">Essi, infatti, hanno individuato un interruttore molecolare, denominato <strong>&#8216;p66shcA&#8217;</strong>, il quale permetterebbe di prevenire i sintomi del diabete di tipo &#8217;2&#8242;, nei soggetti in sovrappeso. Questa variante della malattia colpisce, secondo i ricercatori, circa il <strong>5 per cento della popolazione</strong>, la quale spesso risponde anche ai requisiti dell&#8217;obesità.<span id="more-623"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio si è concentrato precisamente sulle alterazioni del metabolismo e sull&#8217;invecchiamento. E mettendo <strong>fuori gioco </strong>la molecola p66shcA, gene scoperto qualche anno fa nel corso di un&#8217;altra ricerca italiana, si è scoperta la possibilità di prevenire i sintomi del diabete mellito anche in quei casi dove vi era un&#8217;alimentazione squilibrata ed eccessiva causa di sovrappeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, gli stessi ricercatori dell&#8217;Università Cattolica si sono detti cauti sugli sviluppi dell&#8217;analisi. Infatti, la ricerca è stata condotta solamente a <strong>livello molecolare</strong>, e servirà molto altro tempo per mettere a punto un sistema che inibisca la P66 nell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio è stato attuato, al momento, solamente su alcuni topolini: su di loro l&#8217;azione del p66shcA avrebbe condotto ad una <strong>diminuzione del glucosio nel sangue</strong>. E proprio una percentuale di glucosio nel sangue superiore al normale (iperglicemia) è il punto in comune fra tutte le varie forme di diabete mellito.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eliminazione della P66 conduce ad una situazione, nell&#8217;organismo, simile alla mancanza di cibo o alla restrizione calorica, anche durante il pasto. Il blocco non aiuterebbe quindi a prevenire l&#8217;accumulo del cibo, si continuerebbe quindi ad ingrassare, ma contribuirebbe a prevenire solo alcune conseguenze negative sulla salute e la longevità.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/il-diabete-si-combatte-anche-con-una-molecola-623/">Il diabete si combatte anche con una molecola</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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		<title>Addio Amniocentesi, basta un&#8217;analisi del sangue</title>
		<link>http://www.ciakmedicina.com/addio-amniocentesi-basta-unanalisi-del-sangue-618/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 21:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; semplice, economica, e soprattutto non invasiva. Il nome può apparire complicato &#8211; Amplificazione legatura-dipendente multipla della sonda - ma un&#8217;abbreviazione rende tutto più semplice: è MLPA, ed è la tecnica che si prepara a mandare in pensione l&#8217;amniocentesi, assieme a tutta la serie di esami in programma prima di un qualsiasi parto, per verificare [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/addio-amniocentesi-basta-unanalisi-del-sangue-618/">Addio Amniocentesi, basta un&#8217;analisi del sangue</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; semplice, economica, e soprattutto non invasiva. Il nome può apparire complicato<em> &#8211; Amplificazione  legatura-dipendente multipla della sonda -</em> ma un&#8217;abbreviazione rende tutto più semplice: è <strong>MLPA</strong>, ed è la tecnica che si prepara a mandare in pensione l&#8217;amniocentesi, assieme a tutta la serie di esami in programma prima di un qualsiasi parto, per verificare lo stato del feto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amniocentesi è una procedura che consente il prelievo transaddominale di liquido amniotico dalla cavità uterina; è la metodica più diffusa per ottenere campioni biologici utili al fine di effettuare una diagnosi prenatale, ma anche la più antica, affondando le sue radici agli inizi del XIX secolo quale pratica chirurgica per il polidramnios o per l&#8217;instillazione di soluzioni ipertoniche al fine di indurre l&#8217;aborto.<span id="more-618"></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;MLPA permette alla mamma di scoprire se il bambino è affetto da malformazioni cromosomiche solamente attraverso una semplice <strong>analisi del sangue</strong>, da effettuarsi tra il sesto e l&#8217;ottavo mese di gravidanza. Lasciando a casa, però, aghi e tecniche invasive d&#8217;ogni genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò è il rivoluzionario risultato presentato nella giornata di ieri (29 Giugno), a Roma, nell&#8217;ambito della 26ª  assemblea annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia  (Eshre). Ad oggi i ricercatori hanno dimostrato di riuscire ad individuare, tramite un&#8217;analisi del sangue, <strong>il Dna dal cromosoma Y</strong>, oltre che ad indicare che il feto è maschio e che, quindi, potrebbe rischiare di ereditare una disfunzione legata al cromosoma X come la distrofia muscolare di Duchenne oppure l’emofilia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è tutto, poichè la ricerca avrebbe un potenziale ben più ampio: gli esperti sono convinti, infatti, di riuscire ad individuare anche la Trisomia 21, dove un cromosoma 21 in più provoca la <strong>sindrome di Down</strong>, e la Trisomia 13 e 18, responsabili rispettivamente della sindrome di Patau e di quella di Edwards.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;In realtà, si tratta di una tecnica tutt’altro che  nuova&#8221;,</em> è comunque il commento di <strong>Giuseppe Novelli</strong>, genetista e preside della Facoltà di Medicina  dell’Università Tor Vergata di Roma. Egli prosegue: &#8220;<em>Nel caso delle donne incinte  si preleva il Dna circolante (del feto) nel sangue, lo si “amplifica” e in  seguito lo si analizza. Il problema di questa tecnica è che è limitata a singole malattie e non permette di avere una visione d’insieme dello stato di salute del feto&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Al momento, l’affidabilità del test è circa dell’80% a causa di risultati falsi negativi, ma stiamo lavorando per migliorare la precisione della sonda MLPA&#8221;, </em>spiega <strong>Suzanna Frints</strong>, genetista clinica del Centro Medico dell’Università di Maastricht. <em>&#8220;Anche se abbiamo ancora bisogno di testare e perfezionare ulteriormente la tecnica “MLPA” – aggiunge &#8211; i risultati finora ottenuti sono promettenti&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/addio-amniocentesi-basta-unanalisi-del-sangue-618/">Addio Amniocentesi, basta un&#8217;analisi del sangue</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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		<title>SLA, un nuovo agente di contrasto scoperto in Italia</title>
		<link>http://www.ciakmedicina.com/sla-un-nuovo-agente-di-contrasto-scoperto-in-italia-615/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 19:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le novità sono interessanti, soprattutto perchè interessano una delle patologie che maggiormente affliggono la medicina del nuovo millennio: la SLA, sigla di Sclerosi Laterale Amiotrofica, o detta anche Morbo di Lou Gerhrig, dal nome della prima persona, un&#8217;atleta statunitense, che ne fu colpito. Si tratta di una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/sla-un-nuovo-agente-di-contrasto-scoperto-in-italia-615/">SLA, un nuovo agente di contrasto scoperto in Italia</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le novità sono interessanti, soprattutto perchè interessano una delle patologie che maggiormente affliggono la medicina del nuovo millennio: la <strong>SLA</strong>, sigla di <strong>Sclerosi Laterale Amiotrofica</strong>, o detta anche Morbo di Lou Gerhrig, dal nome della prima persona, un&#8217;atleta statunitense, che ne fu colpito.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni di moto (motoneuroni), sia centrali &#8211; 1° motoneurone a livello della corteccia cerebrale, sia periferici &#8211; 2° motoneurone, a livello del tronco encefalico e del midollo spinale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inizio della SLA può essere così subdolo che i sintomi vengono spesso trascurati. I sintomi iniziali includono brevi contrazioni (mioclonie), crampi oppure una certa rigidità dei muscoli; debolezza dei muscoli che influisce sul funzionamento di un braccio o di una gamba; e/o voce indistinta o tono nasale. Questi disturbi generali si sviluppano in forme di debolezza più evidente o atrofia che possono portare il medico a sospettare una forma di SLA.<span id="more-615"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Queste sono le caratteristiche, in sintesi, di questa patologia: Debolezza agli arti, crampi, problemi nel parlare distintamente, esordio bulbare, presenza del segno di Babinski, nessun danno all&#8217;intelligenza e personalità del paziente.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">A seguito della definizione, possiamo spostare l&#8217;attenzione sulla nuova ricerca, tutta di matrice italiana: si tratta di un nuovo agente di contrasto scoperto, appunto, contro la SLA. I ricercatori milanesi di Telethon e della Fondazione Cariplo, e guidati da Angelo Poletti del CEND, il Centro di Eccellenza per lo studio delle malattie neurodegenerative, hanno dimostrato che l’accumulo di <strong>proteine anomale</strong> dipende da alterazioni di un complesso sistema enzimatico, il proteasoma, normalmente deputato alla degradazione delle proteine intracellulari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto reso pubblico dai ricercatori, quindi, dimostra che, sia in un modello murino che in due modelli cellulari di SLA, la sovraespressione della <strong>proteina HspB8</strong> è in grado di attivare selettivamente la principale via degradativa intracellulare, nota come autofagia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto sarebbe proprio l&#8217;HspB8 ad impedire alle proteine che causano la morte cellulare di <strong>accumularsi </strong>in aggregati intracellulari, o di danneggiare le funzioni dei motoneuroni, portando  ad un effetto protettivo contro eventuali danneggiamenti di queste cellule.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/sla-un-nuovo-agente-di-contrasto-scoperto-in-italia-615/">SLA, un nuovo agente di contrasto scoperto in Italia</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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		<title>Fumo e cancro: il rischio si abbassa smettendo prima dei 35 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 19:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; ormai un dato accertato da parte degli addetti ai lavori nel campo della medicina: i &#8216;grandi&#8217; fumatori, quelli in grado di superare addirittura le quaranta sigarette giornaliere, sono sottoposti ad un rischio di sviluppo del cancro ai polmoni ben sessanta volte più alto rispetto ai non-fumatori. Eppure, secondo quanto svelato ultimamente da una ricerca [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/fumo-e-cancro-il-rischio-si-abbassa-smettendo-prima-dei-35-anni-612/">Fumo e cancro: il rischio si abbassa smettendo prima dei 35 anni</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; ormai un dato accertato da parte degli addetti ai lavori nel campo della medicina: i &#8216;grandi&#8217; fumatori, quelli in grado di superare addirittura le quaranta sigarette giornaliere, sono sottoposti ad un rischio di sviluppo del cancro ai polmoni ben <strong>sessanta volte</strong> più alto rispetto ai non-fumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, secondo quanto svelato ultimamente da una ricerca condotta l&#8217;Unità Operativa di Pneumologia Oncologica dell&#8217;Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, vi sarebbe un rapporto molto forte tra <strong>l&#8217;età di abbandono</strong> della sigaretta e l&#8217;abbassamento del <strong>tasso di sviluppo del cancro</strong>, e quindi della mortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">I numeri esatti sono stati resi noti nell&#8217;ambito della conferenza-stampa di presentazione della<strong> II Italian Conference on Thoracic Oncology</strong>, la quale si aprirà nella giornata di domani <em>(25 Giugno),</em> nella capitale del Belpaese, Roma. E la spiegazione del rapporto tra età in cui si smette di fumare e rischio legato al cancro è stata affidata Filippo de Marinis, il presidente della sopracitata Unità Operativa di Pneumologia Oncologica, anch&#8217;essa situata a Roma.<span id="more-612"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Per tornare a un rischio pari a quello di un paziente che non hai mai acceso una sigaretta nel corso della sua vita</em> &#8211; esordisce <strong>De Marinis</strong> -<em>, bisogna aver smesso da almeno 10 anni. Dieci anni che, ovviamente, devono arrivare il prima possibile, è auspicabile intorno ai 30-35 anni al massimo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Mentre per annullare il rischio cardiovascolare legato al fumo sono necessari 3-4 anni</em> &#8211; prosegue l&#8217;esperto -<em>, per portare il rischio oncologico quasi pari a quello di un non fumatore servono 10-15 anni e, lo dico a voce alta, il rischio è azzerato se si smette di fumare prima dei 35 anni&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la ricerca, inoltre, il trend attuale riguardante il discorso &#8216;fumo&#8217;, vedrebbe gli uomini del mondo industrializzato maggiormente intenzionati a smettere, a differenza <strong>delle donne</strong>, le quali contraggono il cancro ai polmoni in età sempre più giovane. Preoccupano, invece, i dati nel terzo mondo, dove l&#8217;usanza della sigaretta sta prendendo sempre più piede.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;E&#8217; un cancro, tra l&#8217;altro, per cui non esiste un test. Quindi bisogna pensarci e concordare un controllo con il proprio medico. Per le donne non esiste solo il cancro della mammella&#8221;,</em> conclude De Marinis.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/fumo-e-cancro-il-rischio-si-abbassa-smettendo-prima-dei-35-anni-612/">Fumo e cancro: il rischio si abbassa smettendo prima dei 35 anni</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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		<title>La Piorrea si combatte con le cellule staminali del midollo osseo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci anni di lavoro, per un risultato sicuramente di prim&#8217;ordine per l&#8217;universo medico dell&#8217;odontoiatria: i ricercatori dell&#8217;Università Milano-Bicocca e dell&#8217;ospedale San Gerardo di Monza hanno proposto una nuova tecnica per contrastare la piorrea, basata sullo sfruttamento delle cellule staminali del midollo osseo. In primo luogo, vediamo di cosa si sta parlando: cos&#8217;è, infatti, la Piorrea? [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/la-piorrea-si-combatte-con-le-cellule-staminali-del-midollo-osseo-605/">La Piorrea si combatte con le cellule staminali del midollo osseo</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dieci anni di lavoro, per un risultato sicuramente di prim&#8217;ordine per l&#8217;universo medico dell&#8217;odontoiatria: i ricercatori dell&#8217;Università Milano-Bicocca e dell&#8217;ospedale San Gerardo di Monza hanno proposto una nuova tecnica per contrastare la piorrea, basata sullo sfruttamento delle <strong>cellule staminali del midollo osseo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo, vediamo di cosa si sta parlando: cos&#8217;è, infatti, la <strong>Piorrea</strong>? Eccone la definizione completa e corretta che il web offre:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>[da <a href="http://www.odontoclinic.it/piorrea.htm" target="_blank">Odontoclinic</a>]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piorrea: le tossine batteriche attaccano l&#8217;epitelio giunzionale</strong><br />
I batteri della placca producono tossine che vengono ad intaccare il sigillo (in termini scientifici si chiama epitelio giunzionale), e una volta penetrati in profondità, adagiati sul fondo di tasche gengivali e al sicuro dall&#8217;azione dello spazzolino e del filo interdentale, esercitano tutto il loro potenziale dannoso sui tessuti circostanti.<span id="more-605"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piorrea: le gengive si distaccano e si formano le tasche</strong><br />
Quando le gengive si distaccano dalla radice del dente e la placca batterica si annida in profondità, non è più eliminabile neppure con diligenti manovre quotidiane di spazzolamento. A questo punto il danno è conclamato e spesso evidente anche al paziente e non più reversibile senza l&#8217;intervento del dentista. Oramai c&#8221;è un&#8217;impossibilità tecnica a detergere il fondo delle tasche dove la placca si trasforma in tartaro, irruvidendo le superfici radicolari, e dove germi particolarmenti aggressivi nei confronti dei tessuti circostanti, gli anaerobi, cosiddetti perché sopravvivono in un ambiente in cui manca l&#8217;ossigeno, vivono e si riproducono in grande quantità.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto analizzato dai medici italiani, attraverso l&#8217;utilizzo delle cellule staminali sarebbe possibile riparare il <strong>tessuto osseo</strong> danneggiato dalla malattia parodontale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Le cellule staminali presenti nel midollo, se adeguatamente trattate e inserite in una struttura di supporto, sono in grado di produrre tessuto osseo </em> &#8211; è il commento del professor <strong>Marco Baldoni</strong> della clinica di Monza &#8211; <em>la nostra idea, è stata quella di sfruttare tale capacità per rigenerare l’osso perduto nei soggetti affetti da malattia parodontale, un tempo chiamata piorrea. Per i pazienti selezionati è sufficiente eseguire un piccolo prelievo  di midollo osseo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
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		<title>La battaglia vinta di Veronesi: &#8220;chemio senza perdere i capelli&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 20:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ha ideata, l&#8217;ha studiata con la sua equipe di medici, l&#8217;ha sperimentata, ed ha vinto. E poi l&#8217;ha presentata, Umberto Veronesi, la sua nuova e rivoluzionaria terapia nel trattamento della chemioterapia: come pubblico per il suo annuncio, non ha scelto luminari provenienti da ogni parte del globo, bensì dinanzi alle donne che, con lui, hanno [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/la-battaglia-vinta-di-veronesi-chemio-senza-perdere-i-capelli-598/">La battaglia vinta di Veronesi: &#8220;chemio senza perdere i capelli&#8221;</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ha ideata, l&#8217;ha studiata con la sua equipe di medici, l&#8217;ha sperimentata, ed ha vinto. E poi l&#8217;ha presentata, <strong>Umberto Veronesi</strong>, la sua nuova e rivoluzionaria terapia nel trattamento della chemioterapia: come pubblico per il suo annuncio, non ha scelto luminari provenienti da ogni parte del globo, bensì dinanzi alle donne che, con lui, hanno scelto di partecipare alle sperimentazioni. Ed anche loro hanno vinto.</p>
<p style="text-align: justify;">A Milano si sono ritrovate in mille per raccontarsi le proprie esperienze di vita, e dinanzi a loro Veronesi ha potuto così spiegare che c’è una chemioterapia che <strong>non fa perdere i capelli</strong> e una <strong>radioterapia </strong>che non costringe a mesi di viavai negli ospedali. Risultati, questi, frutti di un lavoro portato avanti su cinquanta donne, ed ora pronti ad essere ottenuti anche in scala &#8216;nazionale&#8217;, su altre cinquecento.<span id="more-598"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; Direttore Scientifico della Ieo, Veronesi. Ovvero <strong>l’Istituto Europeo di Oncologia</strong>. E proprio quest&#8217;ultimo ha in qualche modo patrocinato la ricerca. <em>&#8220;Grazie alla diagnosi precoce </em>- ha spiegato il Professore -<em> le cure per il tumore al seno hanno raggiunto un elevato livello di efficacia tanto che ora possiamo concentrare la ricerca su una nuova sfida: la qualità della vita delle donne&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Sappiamo che possiamo guarire oltre l’80% delle nostre pazienti, ora ci poniamo il problema del “come”, con l’obiettivo di fare in modo che le cure non spaventino più della malattia</em> &#8211; ha proseguito -<em>. Perché i capelli possono essere una componente importante dell’identità&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Ridurre la tossicità della chemioterapia è l’obiettivo dello studio clinico Ieo sul Caelyx</em> &#8211; commenta, poi, <strong>Viviana Galimberti</strong>, giovane  direttore dell’Unità di Senologia molecolare &#8211; <em>un farmaco che ha la stessa efficacia di quelli tradizionali ma non l’effetto collaterale dell’alopecia. Si tratta di farmaci sempre più mirati a colpire il vero bersaglio, cioè le cellule tumorali, lasciando stare quelle sane&#8221;.</em> Quest&#8217;ultimo, già utilizzato nelle fasi avanzate del tumore all’ovaio e alla mammella, sarà proposto dall&#8217;Ieo anche nella fase post operatoria, dopo l&#8217;asportazione del tumore.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altra terapia che verrà sperimentata su scala nazionale è la cosiddetta Iart, ovvero Radioterapia intraoperatoria con radiofarmaci. Quest&#8217;ultima, come spiega <strong>Giovanni Paganelli</strong>, direttore della medicina Nucleare Ieo <em>&#8220;permette di evitare il ciclo di terapia esterna di circa due mesi, non necessita di apparecchiature costose ma di una siringa da insulina, può essere eseguita in regime ambulatoriale&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
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		<title>Tumore al seno, introdotta la radioterapia intraoperatoria</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 13:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sembra arrestarsi &#8211; per fortuna - il cammino della scienza nello studio dei tumori, e nello specifico per quanto riguarda una delle patologie che colpisce di più le donne, ovvero il tumore al seno. Dagli Stati Uniti, infatti, giungono novità incoraggianti circa nuove metodologie per il trattamento della malattia. Di cosa si tratta? Gli [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/tumore-al-seno-introdotta-la-radioterapia-intraoperatoria-590/">Tumore al seno, introdotta la radioterapia intraoperatoria</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non sembra arrestarsi<em> &#8211; per fortuna -</em> il cammino della scienza nello studio dei tumori, e nello specifico per quanto riguarda una delle patologie che colpisce di più le donne, ovvero il <strong>tumore al seno</strong>. Dagli Stati Uniti, infatti, giungono novità incoraggianti circa nuove metodologie per il trattamento della malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di cosa si tratta? Gli USA hanno annunciato che vi sarà presto la possibilità di adottare un vaccino anti-tumorale per il seno. La novità giunge precisamente dallo studio internazionale TARGIT, radioterapia intraoperatoria mirata, che ha provveduto a &#8216;lanciare&#8217; questa sorta di rivoluzione nel trattamento del tumore al seno: durante l&#8217;intervento di asportazione di tumore al seno, che prende tra l&#8217;altro il nome di mastectomia, sarà possibile effettuare <strong>un unico ciclo di radioterapia</strong> senza doverne fare altri in seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto al presente, cambia, appunto, il numero di cicli di radioterapia che ogni donna, dopo la mastectomia, è costretta a subire per una completa eliminazione delle cellule tumorali dal proprio organismo. Per la precisione, risultano necessari <strong>controlli periodici</strong>, che durano in tutto circa cinque o sei settimane.<span id="more-590"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma secondo quest&#8217;ultimo studio, quello che è, al momento, un vero e proprio travaglio potrebbe essere evitato, appunto, con un unico ciclo di radioterapia, che verrebbe svolto <strong>durante l&#8217;intervento</strong> di asportazione del tumore stesso. Una volta terminata l&#8217;operazione, quindi, non sarà più necessario compiere cicli di radioterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla ricerca, tra l&#8217;altro, ha preso parte e contribuito anche l&#8217;Italia. E lo ha fatto attraverso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano che ha seguito <strong>239 pazienti su un totale di 2000</strong> in tutto il mondo, e che ha appunto provveduto ad illustrare nel Belpaese la novità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vantaggio derivante da questa seppur piccola innovazione è notevole: infatti, con un&#8217;unica dose di radio, mirata al male, saranno evitati gli <strong>effetti nocivi</strong> derivanti dalle sedute prolungate. Ed inoltre non saranno da sottovalutare i benefici derivanti dal minore stress psicologico a cui le donne saranno sottoposte.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;"><span class="article-content"><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">di adottare un vaccino anti-tumorale per il seno</span></span></div>
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		<title>Ricerca da Bristol: il caffè non tiene svegli e crea dipendenza</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 19:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Serata di studio o di lavoro. Ore piccole, ed il sonno comincia a farsi sentire. Basta un bel caffè, ed ecco allungata l&#8217;autonomia del corpo umano per qualche tempo, così da poter proseguire la propria attività con un minimo di lucidità. Sino ad oggi la convinzione di tutti noi era questa. E potrebbe essere sovvertita [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/ricerca-da-bristol-il-caffe-non-tiene-svegli-e-crea-dipendenza-587/">Ricerca da Bristol: il caffè non tiene svegli e crea dipendenza</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Serata di studio o di lavoro. Ore piccole, ed il sonno comincia a farsi sentire. Basta <strong>un bel caffè</strong>, ed ecco allungata l&#8217;autonomia del corpo umano per qualche tempo, così da poter proseguire la propria attività con un minimo di lucidità. Sino ad oggi la convinzione di tutti noi era questa.</p>
<p style="text-align: justify;">E potrebbe essere sovvertita da una ricerca pubblicata dall&#8217;Università di Bristol, secondo la quale il caffè <strong>non sarebbe in grado di tenere svegli</strong>, ed anzi avrebbe anche il difetto di creare <strong>dipendenza</strong>. E&#8217; il risultato di un&#8217;analisi condotta su 379 amanti dell&#8217;espresso in patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Come spesso accade in questo tipo di ricerche, si è optato per la suddivisione in due gruppi dei soggetti coinvolti: uno composto da 162 bevitori <strong>moderati</strong>, (una tazzina di caffè o meno al giorno) e 217 &#8220;<strong>accaniti</strong>&#8220;, ovvero con l&#8217;abitudine di bere oltre una tazzina quotidiana.<span id="more-587"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sono stati privati del caffè <strong>per 16 ore</strong>. In compenso, gli studiosi hanno fornito solamente ad alcuni di loro 100 milligrammi di caffeina e, dopo un&#8217;ora e mezza, altri 150 milligrammi, mentre ad altri negli stessi intervalli di tempo, solo un placebo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi i risultati: aver esaminato i livelli di ansia, allerta e mal di testa dei soggetti partecipanti, gli studiosi <strong>non hanno rilevato differenze</strong> sostanziali tra i due gruppi. Ecco perchè, secondo gli studiosi, il caffè creerebbe solamente assuefazione, avendo un effetto sempre minore su quanti lo consumano abitualmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si spiegherebbe, però, l&#8217;aumento del grado di attenzione dovuto, almeno in molti soggetti, ad una tazzina di caffè? Lo spiega <strong>Peter Rogers</strong>, lo psicologo titolare dell studio:<em> &#8220;quando si è in astinenza da caffè, fra una tazzina e l&#8217;altra</em> &#8211; spiega Rogers -<em>, il livello di attenzione scende al di sotto della soglia &#8216;normale&#8217; per quell&#8217;individuo: bere la tazzina non fa &#8216;svegliare&#8217;, semplicemente riporta l&#8217;amante del caffè nella situazione-base&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma se il caffè dovesse mancare, ecco la dipendenza e le ripercussioni sul grado di attenzione: <em>&#8220;In chi beve abbastanza caffè basta meno di un giorno lontano dalla tazzina per ritrovarsi con il mal di testa e una riduzione della lucidità mentale&#8221;, </em>avverte lo psicologo.</p>
<p style="text-align: justify;">di <strong>Matteo Aldamonte</strong></p>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/ricerca-da-bristol-il-caffe-non-tiene-svegli-e-crea-dipendenza-587/">Ricerca da Bristol: il caffè non tiene svegli e crea dipendenza</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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		<title>Dolore, meglio placarlo o sopportare?</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 23:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Aldamonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meglio placare il dolore con qualche medicinale, o sopportare sino a quando questo non sparisce naturalmente? Può sembrare una domanda &#8216;leggera&#8217;, ma in verità la gestione del dolore da parte dei pazienti rappresenta un punto molto importante della medicina odierna. L&#8217;uomo non è fatto per soffrire, ma secondo un&#8217;indagine condotta in Italia da &#8216;Cittadinanzattiva, Tribunale [...]<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/dolore-meglio-placarlo-o-sopportare-576/">Dolore, meglio placarlo o sopportare?</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Meglio placare il dolore con qualche medicinale, o sopportare sino a quando questo non sparisce naturalmente? Può sembrare una domanda &#8216;leggera&#8217;, ma in verità la <strong>gestione del dolore</strong> da parte dei pazienti rappresenta un punto molto importante della medicina odierna.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo non è fatto per soffrire, ma secondo un&#8217;indagine condotta in Italia da &#8216;Cittadinanzattiva, Tribunale per i diritti del malato&#8217;, molti abitanti del Belpaese preferiscono <strong>aspettare mesi </strong>prima di segnalare un dolore<em> &#8211; e sono esclusi, per ovvi motivi, i dolori tumorali -</em> al proprio medico. Per la precisione, un paziente su tre affetto da dolori cronici, non li rende noti subito, ed al contrario aspetta parecchio tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le percentuali sono anche altre: 29 per cento <strong>sopporta il dolore</strong>, il 23 per cento lo cura con antidolorifici e il 53 per cento, quasi la metà, consulta dai 2 ai 5 medici prima di recarsi in un centro specializzato. Ed i medici come interpretano, e quindi curano il dolore? La quasi totalità (95 per cento) prescrive <strong>farmaci oppiacei</strong>, poichè sono ritenuti i più efficaci in assoluto.<span id="more-576"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, una piccola postilla &#8216;territoriale&#8217; è necessaria sui prodotti oppiacesi: il Nord del paese li adotta per il 52 per cento, mentre al Sud la percentuale scende vertiginosamente, giungendo sino alla metà rispetto ai connazionali settentrionali (25 per cento).</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca ha inoltre evidenziato come i medici italiani non siano ancora in grado di<strong> informare i pazienti </strong>nella maniera corretta, circa i centri specializzati, appositamente creati per guarire i dolori cronici. I dati parlano chiaro: l&#8217;80 per cento dei medici non segnala ai propri assistiti l&#8217;esistenza di queste strutture, ed altrettanto vasta è la fetta di pazienti totalmente <strong>ignari</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine dell&#8217;esposizione dei dati, Giuseppe Scaramuzza, presidente di &#8216;Cittadinanzattiva&#8217;, ha espresso fiducia nella nuova <a href="http://www.ciakmedicina.com/gestione-del-dolore-al-via-un-nuovo-progetto-tutto-italiano-549/" target="_blank">legge sul dolore</a> introdotta dal Governo, per effetto della quale il medico, in base ad alcuni test e domande poste al paziente, dovrà indicare il grado di dolore all&#8217;interno della cartella clinica dello stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">di<strong> Matteo Aldamonte</strong></p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;">29% sopporta il dolore, il 23% lo cura con antidolorifici e il 53%, quasi la metà, consulta dai 2 ai 5 medici prima di recarsi in un centro specializzato.</span></span></div>
<p><a href="http://www.ciakmedicina.com/dolore-meglio-placarlo-o-sopportare-576/">Dolore, meglio placarlo o sopportare?</a> è un articolo di <a href="http://www.ciakmedicina.com">Ciak! Medicina</a></p>
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