“Respirare aria buona è un diritto, un bene di prima necessità, come l’acqua”. Come dare torto al sito internet Non-Fumatori, appositamente dedicato ad una tematica di grande interesse, in una civiltà come quella odierna, dove la sigaretta rappresenta sempre più una moda tanto comune, quanto deleteria.
Ma se respirare aria buona rappresenta un sacrosanto diritto di tutti i cittadini, è altrettanto vero che questo stesso diritto viene troppo spesso calpestato, violato, ignorato, nonostante la Legge Italiana, in maniera sempre crescente, abbia tentato di regolare la questione.
Eppure, si diceva, risultano numerosi i casi di violazioni d’ogni genere: circa duecento, secondo “GEA Progetto Salute”, sono le mail di protesta che pervengono annualmente agli indirizzi del servizio “Smokebusters”, coordinato da Cinzia Marini.
Il lavoro, si sa, non è mai abbastanza. Ed è per questo che il Belpaese celebra proprio oggi, 10 Gennaio, la Giornata Nazionale dei Diritti dei Non Fumatori, alla quale hanno aderito ben 64 associazioni d’ogni genere, tra Federazioni, Leghe-Tumori locali, ospedali e Fondazioni.
Perchè il 10 Gennaio? E’ in questo stesso giorno che è entrata in vigore l’ultima legge a tutela dei non fumatori, per effetto della quale è divenuto reato fumare nei luoghi pubblici. E pensare, come sottolineato dal sito Non-Fumatori, che solo nel 1975 risultava impossibile respirare bene anche in un cinema.
Vari interventi nel corso degli anni, tra cui anche la Legge “Sirchia” del 2005, hanno cercato di porre fine a questa situazione, cercando di creare una situazione di civile equilibrio tra coloro che della sigaretta possono fare a meno, ed altri per i quali, invece, rappresenta una (malsana) abitudine.
Nonostante tutto, divieti e campagne di sensibilizzazione non sempre si rivelano utili a porre fine ad un problema, quello del fumo, che colpisce in maniera crescente troppe realtà del mondo. Solo in Italia, spiegano gli esperti, il tabagismo provoca 83mila decessi l’anno ed e’ responsabile del 91% dei casi di cancro al polmone, oltre ad essere associato al 30% delle morti per malattie coronariche.
di Matteo Aldamonte







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