Sono sempre più le donne che, in disaccordo con quanto donato loro da ‘madre-natura’, decidono di intervenire sul proprio seno attraverso la chirurgia plastica. Ed oggi alcune dichiarazioni del prof. Fabio Stancanelli, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica dell’Università La Sapienza di Roma, spiegano come sia meglio subire tale intervento da giovani.
“La mastoplastica additiva è meglio farla a donne giovani, perché la pelle è tesa e resistente e tiene su le protesi, con un effetto estetico ideale – spiega Stancanelli -. Mentre una quarantenne ha un seno naturale già più molle, e con la protesi dura sotto la differenza si nota. E il seno ‘crolla’ molto prima. E non bisogna esagerare: la protesi deve essere proporzionata al corpo – prosegue il professore -. Bisogna rispettare la proporzione di un terzo; se la donna ha una base di impianto di 12 centimetri, il seno può avere una proiezione (cioè l’altezza dalla base al capezzolo) non oltre i 4 centimetri”.
Le dichiarazioni del professore arrivano a margine degli ultimi dati resi noti in materia di chirurgia plastica dalla Società Italiana di Medicina Estetica (Sime). Da questi è venuto che “se fino a 10-15 anni fa il 60% delle persone che ricorrevano a trattamenti di chirurgia e medicina estetica aveva tra i 30 e i 50 anni ora l’età media si è spostata a 50 anni, con un 8% circa di ultrasettantenni, sia uomini che donne”.
A spiegare la situazione è Nicolò Scuderi, professore di chirurgia plastica e ricostruttiva alla Sapienza di Roma, il quale ha sottolineato come le richieste dei pazienti vadano “dalla semplice puntura di botulino o acido ialuronico, fino al lifting e all’addominoplastica. E per le donne, soprattutto quelle che sono riuscite a conservare un’invidiabile fisico nonostante l’età, anche il seno nuovo”.
Importante, in chiusura, è la riflessione di Emanuele Bartoletti, segretario della Sime, il quale ha sottolineato di come sia patetico tentare di ringiovanirsi eccessivamente tramite la chirurgia plastica. Il compito di quest’ultima, infatti, è quello di svolgere interventi che appaiano il più naturale possibili, atti a far vivere con serenità l’età effettiva dei pazienti.
di Matteo Aldamonte
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