La lotta alla droga non passa soltanto attraverso centri di recupero, arresti e indagini, bensì anche tramite lo studio di numerosi centri di analisi in tutto il mondo. Alla ribalta è salita, in queste ultime ore, la Yale University School of Medicine, nel New Haven (USA).
Da qui giungerebbe, infatti, un vaccino per trattare e combattere gli effetti della cocaina, e la dipendenza di un soggetto da essa. Fonte della scoperta, come detto, è l’Università di Yale, la quale ha pubblicato il suo studio all’interno della rivista medica “Archives of General Psychiatry”.
Secondo l’analisi, la produzione ed il mantenimento, nell’organismo, di alti livelli di anticorpi nel sangue, possono fermare e inattivare la cocaina prima che entri nel cervello, tenendo lontani stati di euforia dovuti da questa droga, ed altri effetti psicoattivi.
Tuttavia, è limitato il numero dei soggetti, nel sottogruppo di 55 persone che hanno preso parte all’analisi, che hanno risposto positivamente, con livelli di anticorpi prodotti in maniera sufficiente.
Per l’esattezza, il 38%, ovvero ventuno soggetti sul totale, hanno dimostrato campioni di urine con livelli significativamente più bassi dei metaboliti della cocaina tra la nona e la sedicesima settimana.
“Il trattamento ottimale richiederà probabilmente vaccinazioni ripetute per mantenere appropriati livelli di anticorpi nel sangue”, ha spiegato Bridget A. Martell, autrice principale dello studio, che ha poi continuato dicendo “Per questo gli obiettivi del futuro sviluppo del vaccino sarà l’incremento della proporzione dei soggetti in grado di raggiungere i livelli di anticorpi desiderati e per estendere i periodi di astinenza attraverso un programma di mantenimento a lungo termine di questi livelli adeguati di anticorpi”.
Sarà necessaria, inoltre, una particolare costanza nelle iniezioni periodiche, da parte dei soggetti, poiché i livelli di anticorpi aumentavano lentamente durante i primi tre mesi.
di Matteo Aldamonte







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