Meglio placare il dolore con qualche medicinale, o sopportare sino a quando questo non sparisce naturalmente? Può sembrare una domanda ‘leggera’, ma in verità la gestione del dolore da parte dei pazienti rappresenta un punto molto importante della medicina odierna.
L’uomo non è fatto per soffrire, ma secondo un’indagine condotta in Italia da ‘Cittadinanzattiva, Tribunale per i diritti del malato’, molti abitanti del Belpaese preferiscono aspettare mesi prima di segnalare un dolore – e sono esclusi, per ovvi motivi, i dolori tumorali - al proprio medico. Per la precisione, un paziente su tre affetto da dolori cronici, non li rende noti subito, ed al contrario aspetta parecchio tempo.
Ma le percentuali sono anche altre: 29 per cento sopporta il dolore, il 23 per cento lo cura con antidolorifici e il 53 per cento, quasi la metà, consulta dai 2 ai 5 medici prima di recarsi in un centro specializzato. Ed i medici come interpretano, e quindi curano il dolore? La quasi totalità (95 per cento) prescrive farmaci oppiacei, poichè sono ritenuti i più efficaci in assoluto.
Tuttavia, una piccola postilla ‘territoriale’ è necessaria sui prodotti oppiacesi: il Nord del paese li adotta per il 52 per cento, mentre al Sud la percentuale scende vertiginosamente, giungendo sino alla metà rispetto ai connazionali settentrionali (25 per cento).
La ricerca ha inoltre evidenziato come i medici italiani non siano ancora in grado di informare i pazienti nella maniera corretta, circa i centri specializzati, appositamente creati per guarire i dolori cronici. I dati parlano chiaro: l’80 per cento dei medici non segnala ai propri assistiti l’esistenza di queste strutture, ed altrettanto vasta è la fetta di pazienti totalmente ignari.
Al termine dell’esposizione dei dati, Giuseppe Scaramuzza, presidente di ‘Cittadinanzattiva’, ha espresso fiducia nella nuova legge sul dolore introdotta dal Governo, per effetto della quale il medico, in base ad alcuni test e domande poste al paziente, dovrà indicare il grado di dolore all’interno della cartella clinica dello stesso.
di Matteo Aldamonte







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