Le aziende ne risentono, perchè la loro produzione va a vuoto, e scapito di qualità e soprattutto della salute. I pazienti ci rimettono in maniera molto più pesante, mettendo in pericolo, sempre comunque inconsapevolmente, la loro incolumità.

Eppure il mercato dei farmaci contraffatti si dimostra incolume agli attacchi legislativi ed agli svariati controlli di sorta, rappresentando di conseguenza una bestia nera non solo per il mercato farmaceutico e medico, bensì per tutto il tessuto sociale.

Ed è per questo, che la comunità medica attuale prova a correre ai ripari, studiando contromisure importanti in tal senso: arriva la “targa” per i medicinali, un codice univoco per ognuno di essi, sempre registrato, e consultabile liberamente sul web.

Questo permetterà, quindi, di identificare il codice corrispondente al farmaco tramite Internet, accertandone la corretta provenienza, e quindi dando sicurezza anche al paziente.

La novità è targata Johnson & Johnson, uno dei marchi principali della sfera medica, che ha operato, in questo caso, per mano della sua azienda Janssen-Cilag, produttrice di un noto farmaco che combatte l’eiaculazione precoce negli uomini.

Una mossa nell’interesse dei propri affari, quindi, ma anche negli interessi di tutta la comunità sociale. E’ proprio l’ambito della medicina sessuale, infatti, il più colpito dalla contraffazione: non sono rare addirittura e-mail finalizzate a fantomatici farmaci in grado di “moltiplicare” il benessere sessuale dell’individuo.

Un classico esempio di web utilizzato per loschi fini. Invece, la “targa” ideata da J&J dimostra come la tecnologia sia in grado di migliorare la qualità della vita.

Tecnicamente, ogni confezione di medicinale avrà un codice composto da dodici cifre, consultabile attraverso il sito appositamente dedicato al controllo.

“Sarà subito possibile sapere se una confezione è autentica o contraffatta”, spiega Giusy Ubbiali, responsabile del marketing del prodotto. “Con questo strumento – ha poi aggiunto – abbiamo voluto dare maggiore sicurezza ai pazienti e un ulteriore strumento di verifica ai farmacisti”.

L’idea del controllo telematico ha sostituito una prima proposta, poi valutata come troppo costosa, attraverso la quale si sarebbe proceduto ad inserire un chip all’interno di ogni confezione di farmaci.

di Matteo Aldamonte


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