E’ ormai un dato accertato da parte degli addetti ai lavori nel campo della medicina: i ‘grandi’ fumatori, quelli in grado di superare addirittura le quaranta sigarette giornaliere, sono sottoposti ad un rischio di sviluppo del cancro ai polmoni ben sessanta volte più alto rispetto ai non-fumatori.

Eppure, secondo quanto svelato ultimamente da una ricerca condotta l’Unità Operativa di Pneumologia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, vi sarebbe un rapporto molto forte tra l’età di abbandono della sigaretta e l’abbassamento del tasso di sviluppo del cancro, e quindi della mortalità.

I numeri esatti sono stati resi noti nell’ambito della conferenza-stampa di presentazione della II Italian Conference on Thoracic Oncology, la quale si aprirà nella giornata di domani (25 Giugno), nella capitale del Belpaese, Roma. E la spiegazione del rapporto tra età in cui si smette di fumare e rischio legato al cancro è stata affidata Filippo de Marinis, il presidente della sopracitata Unità Operativa di Pneumologia Oncologica, anch’essa situata a Roma.

“Per tornare a un rischio pari a quello di un paziente che non hai mai acceso una sigaretta nel corso della sua vita – esordisce De Marinis -, bisogna aver smesso da almeno 10 anni. Dieci anni che, ovviamente, devono arrivare il prima possibile, è auspicabile intorno ai 30-35 anni al massimo”.

“Mentre per annullare il rischio cardiovascolare legato al fumo sono necessari 3-4 anni – prosegue l’esperto -, per portare il rischio oncologico quasi pari a quello di un non fumatore servono 10-15 anni e, lo dico a voce alta, il rischio è azzerato se si smette di fumare prima dei 35 anni”.

Secondo la ricerca, inoltre, il trend attuale riguardante il discorso ‘fumo’, vedrebbe gli uomini del mondo industrializzato maggiormente intenzionati a smettere, a differenza delle donne, le quali contraggono il cancro ai polmoni in età sempre più giovane. Preoccupano, invece, i dati nel terzo mondo, dove l’usanza della sigaretta sta prendendo sempre più piede.

“E’ un cancro, tra l’altro, per cui non esiste un test. Quindi bisogna pensarci e concordare un controllo con il proprio medico. Per le donne non esiste solo il cancro della mammella”, conclude De Marinis.

di Matteo Aldamonte


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