L’obesità rimane tra i fattori principali per contrarre tumori e problematiche di vario genere. Anche per quel che riguarda l’ultima “novità” nell’ambito della medicina internazionale: l’Influenza A, tema di dibattito caldissimo nel Belpaese.
Si susseguono, all’interno di telegiornali e notiziari di ogni genere, bollettini medici e consigli per non essere colpiti dal virus H1N1: lavarsi le mani, evitare il contatto e tutto quanto rappresenta eventuali possibilità di contagio.
La classe medica sta cercando, in qualche modo, di delineare anche delle categorie specifiche di persone maggiormente soggette al contagio: tra queste, grandi possibilità hanno, in assenza di vaccino, gli obesi e i soggetti sovrappeso. Per loro, è necessario partire da un indice ben preciso: l’IMC, il quale misura la massa corporea, e che si fa preoccupante a partire dal valore 25, sino a superare i 30.
Costoro rappresentano circa il 9% della popolazione nazionale, e, come spiegato dai medici, fanno registrare una maggiore propensione nel contrarre patologie di carattere respiratorio; questo perchè l’obesità crea difficoltà all’escursione respiratoria.
Di conseguenza, le classiche influenze stagionali divengono più di un semplice rischio. Ed il discorso non cambia per l’Influenza A, considerata indirettamente la causa di morte principale, ad oggi: “Il punto – spiega Giuseppe Fatati, presidente dell’ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica – è che sappiamo che muoiono più obesi ma non sappiamo in che percentuali perché nella scheda di morte si scrive solo arresto cardiocircolatorio, non compare mai la parola obesità, anche se è la causa”.
Gli stessi medici, nelle loro analisi, hanno potuto addirittura assimilare la percentuale di contrarre il virus H1N1 degli obesi, a quella di diabetici e malati di cuore, ad oggi considerati come le categorie maggiormente a rischio.
Insomma, aldilà di tutte le polemiche legate ai vaccini, per alcuni soggetti la vaccinazione rappresenta un gesto strettamente necessario, al fine di evitare complicanze drammatiche in futuro. “Il problema con l’influenza A – conclude Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità - è che stiamo imparando sul campo, rincorrendo i casi gravi e contando i morti uno a uno, cosa che non si fa con l’influenza di stagione, che uccide di più”.
di Matteo Aldamonte
[dichiarazioni da Repubblica]
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