La rivelazione della professoressa Margaret Morris, dell’University of New South Wales, potrebbe far vacillare testi e tesi di fior fior di dietologi, in materia di alimentazione corretta. Già, perchè secondo la studiosa anche ingurgitare il cosiddetto “cibo – spazzatura” avrebbe i suoi benefici.

Non a livello fisico, è chiaro. Bensì per la mente, per il nostro cervello. Infatti, le cibarie ricche di grassi sono in grado di curare e tenere lontana la depressione, poichè in grado, appunto, di agire sulle cellule del cervello alla stessa maniera di un anti – depressivo.

Stiamo parlando di un effetto ben meno drastico, ma comunque di medesima entità, reso pubblico sulla rivista “Psychoneuroendocrinology”.

Rimane la curiosità su come la Morris e la sua equipe abbiano raggiunto questa interessante e curiosa conclusione. Sono partiti dalla definizione di questi “cibi-spazzatura”, detti anche “comfort food”, e ritenuti in grado, appunto, di operare sulle cellule del nostro cervello.

Poi si è passato all’esperimento vero e proprio, realizzato al momento solo su alcuni topi di laboratorio. Per tre ore al giorno, i cuccioli venivano isolati dalle madri, e tale separazione aveva palesato un sostanziale innalzamento dei livelli di ansia e stress nei roditori.

Ma il cibare gli stessi con dolci, oppure cibarie fritte, ecco che livelli e indicatori tornavano ad abbassarsi, avvicinandosi nuovamente alla normalità.

“Il ‘comfort food’, può invertire gli effetti dei traumi subiti in tenerà età, ridisegnando la mappa cerebrale in una maniera simile agli antidepressivi, che promuovono le crescita dei nervi nel cervello”, ha spiegato la dott.sa Morris. Ed in effetti, operare su quei troppi bambini che subiscono traumi intellettivi, con questo tipo di terapia – ancora da studiare, chiaramente – potrebbe rappresentare una modalità anche in qualche modo piacevole.

di Matteo Aldamonte


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