Novità imponenti arrivano nel campo della lotta al diabete, a seguito di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica di Roma, sostenuti da un finanziamento della European Association for the Study of Diabetes (Easd).
Essi, infatti, hanno individuato un interruttore molecolare, denominato ‘p66shcA’, il quale permetterebbe di prevenire i sintomi del diabete di tipo ’2′, nei soggetti in sovrappeso. Questa variante della malattia colpisce, secondo i ricercatori, circa il 5 per cento della popolazione, la quale spesso risponde anche ai requisiti dell’obesità.
Lo studio si è concentrato precisamente sulle alterazioni del metabolismo e sull’invecchiamento. E mettendo fuori gioco la molecola p66shcA, gene scoperto qualche anno fa nel corso di un’altra ricerca italiana, si è scoperta la possibilità di prevenire i sintomi del diabete mellito anche in quei casi dove vi era un’alimentazione squilibrata ed eccessiva causa di sovrappeso.
Certo, gli stessi ricercatori dell’Università Cattolica si sono detti cauti sugli sviluppi dell’analisi. Infatti, la ricerca è stata condotta solamente a livello molecolare, e servirà molto altro tempo per mettere a punto un sistema che inibisca la P66 nell’uomo.
Lo studio è stato attuato, al momento, solamente su alcuni topolini: su di loro l’azione del p66shcA avrebbe condotto ad una diminuzione del glucosio nel sangue. E proprio una percentuale di glucosio nel sangue superiore al normale (iperglicemia) è il punto in comune fra tutte le varie forme di diabete mellito.
L’eliminazione della P66 conduce ad una situazione, nell’organismo, simile alla mancanza di cibo o alla restrizione calorica, anche durante il pasto. Il blocco non aiuterebbe quindi a prevenire l’accumulo del cibo, si continuerebbe quindi ad ingrassare, ma contribuirebbe a prevenire solo alcune conseguenze negative sulla salute e la longevità.
di Matteo Aldamonte
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