La novità arriva da Nokia e dal Kings’ College di Londra, i quali si sono uniti per una ricerca medica ed economica di grande interesse. Ed hanno scoperto che sarebbe scritta nel DNA la nostra passione nei confronti di questo o di quel genere musicale, ancor prima di quelle che possono essere le esperienze di vita.

Il campione di questa appassionante ricerca è stato costituito da 4.000 gemelli e dai loro geni, analizzati approfondidamente, ed interrogati in fatto di musica. La risposta è stata che esperienze di vita e DNA concorrono in maniera quasi uguale allo sviluppo dei gusti melodici del singolo. In parte, pertanto, sarebbe già scritta dentro ognuno di noi la passione per Beethoven, Madonna o Eminem.

Il gusto, tuttavia, è influenzato in maniera differente: i geni “toccano” in modo più rilevante le note di Pop, Hip – Hop e musica classica. Al contrario, Folk e Country sono soggette a quella che è l’educazione familiare, e quindi ci si collega in maniera più diretta all’esperienza del singolo, inserito nel contesto in cui vive e cresce abitualmente.

Passando alle percentuali, Pop, musica classica, Rap e Hip – Hop vengono influenzate per una percentuale individuabile sul 53%. Scendiamo al 46% nei casi di Jazz e Blues, il 40% dei geni tocca Rock, Indie ed Heavy Metal; infine, si parte da una base del solo 24% per i già menzionati Folk e Country.

Insomma, se il DNA non ricopriva ruoli importanti significativi nell’intonazione, “l’esistenza di geni musicali sembrerebbe avere basi fondate”, spiega Adrian North, professore di psicologia presso la Heriot Watt University di Edimburgo (Gb).

Tuttavia, se questi geni musicali esistono, perdono forza e capacità d’intervento con il passare degli anni. L’influenza, infatti, è pari al 55% nei soggetti di età minore ai cinquant’anni, mentre tende ad abbassarsi superando la stessa età, e quindi con l’invecchiamento.

di Matteo Aldamonte


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