Punto G, se ne sente tanto parlare. Dov’è? Si nasconde? No, molto probabilmente (e semplicemente) non esiste.

Lo dice una recente ricerca condotta da un team di scienziati americani, che analizzando qualcosa come 100 studi pubblicati in 60 anni ha provato a fare chiarezza sulla presenza del cosiddetto “interruttore del piacere” nell’organo sessuale femminile, una sorta di area nascosta a forma di fagiolo, dalla cui stimolazione dipenderebbe la felicità completa di una donna sotto le lenzuola.

Dal 1950, quando il punto G è stato descritto per la prima volta dal ginecologo tedesco Ernst Grafenberg, sulla reale esistenza del punto G si è scatenata un’accesa querelle scientifica fatta di conferme e smentite a stretto giro.

Hanno cercato di mettere fine alla questione i ricercatori statunitensi dello Yale-New Haven Hospital in Connecticut. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul “Journal of Sexual Medicine“, dove si legge che “Misure investigative obiettive non sono riuscite a produrre un’evidenza forte e consistente dell’esistenza di una regione anatomica correlabile al famoso punto G”.

In definitiva, non possiamo parlare dell’esistenza di questo famoso Punto G, coi risultati dell’analisi che sono frutto di studi clinici, case report e precedenti riesami di più ricerche.

Ma ai ricercatori americani tutto ciò non basta per chiudere la vicenda. Se da un lato, infatti, essi riflettono sul fatto che il suo mito, cresciuto negli anni ’80, sia figlio della liberazione sessuale della donna nella società occidentale, dall’altro non possono che ammettere: sebbene non siano state trovate prove inconfutabili dell’esistenza del punto G, “report attendibili e testimonianze dirette della presenza di un’area altamente sensibile” nell’apparato genitale femminile “richiedono ulteriori considerazioni”.


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