ru-486-pillola-abortivaL’universo della medicina italiana sta vivendo, in questi giorni, un periodo sicuramente travagliato. Motivazione: è entrato in commercio l’RU-486, pillola utilizzata per l’aborto chimico, ed impazza per questo la polemica sul giusto utilizzo di tale misura.

Ma c0s’è esattamente l’RU-486, che tanto sta facendo discutere nel Belpaese? Si tratta principalmente di uno steroide sintetico, il cui nome esatto è quello di Mifepristone, prodotto sotto forma di pillola ed utilizzato, come detto, per l’attuazione del cosiddetto aborto chimico.

L’RU-486 (è il nome, questo, affidato all’esperimento che riguardava lo steroide e gli studi ad esso connessi) è il risultato di analisi e studi cominciati in Francia, nel 1980. Da lì, un’evoluzione graduale che ha portato il Mifepristone ad essere dichiarato, nel 2003, sicuro dall’OMS, nonostante le vibranti proteste delle associazioni pro – life.

Nonostante non sia stata ancora dimostrata la certa sicurezza anche a lungo termine del farmaco, esso è utilizzato nel 30% dei casi, per l’interruzione delle gravidanze. L’RU-486 può essere applicato, secondo la legge, in due casi:

  • Interruzione volontaria della gravidanza;
  • Interruzione necessaria, dovuta alla morte fetale in utero.

Prima di procedere, sono necessari accertamenti che assicurino si tratti di una gravidanza presente ed inferiore ai 49 giorni; fatto questo, sarà il medico a somministrare da una a tre compresse da 200g di Mifepristone, favorendo il distacco dell’embrione.

A tale somministrazione, in caso di mancata espulsione del materiale gravidico, può fare seguito quella di prostaglandina (Le prostaglandine sono composti chimici derivati dall’acido arachidonico, che rivestono un ruolo biologico importante come mediatori flogistici).

Massiccia è, ad oggi, la distribuzione dell’RU-486, che oggi abbraccia tutti i paesi dell’Unione Europea, con la sola eccezione di Irlanda e Portogallo.

Anche l’Italia, quindi, è compresa tra gli stati favorevoli alla distribuzione di tale farmaco. E questo non ha risparmiato polemiche, giunte soprattutto dal Vaticano. Qui il monsignor Rino Fisichella ha parlato di “banalizzazione della vita”, sottolineando come chiunque prescriva o utilizzi l’RU-486 vada incontro alla punizione della Chiesa: la parola “scomunica” non viene utilizzata, ma non è difficile da captare tra le righe.

Sulla vicenda è intervenuto anche Maurizio Sacconi, il Ministro del Welfare, che con una lettera indirizzata all’Aifa ha chiesto indicazioni precise ed una regolamentazione severa in merito all’utilizzo del Mifepristone.

di Matteo Aldamonte


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  2. [...] quanto stabilito dalla delibera dell’Aifa, con le informazioni tratte dal nostro ultimo articolo inerente [...]