Approfondimenti, notizie e novità, per una volta, contano poco dinanzi a quella che è l’inchiesta giornalistica sulla malasanità condotta da “Panorama“, a firma di Carmelo Abbate, all’interno di quattro strutture ospedaliere pubbliche del centro e sud Italia. I risultati sono stati a dir poco sconcertanti.
Apre così Abbate il suo articolo: “Ho indossato un camice bianco, un paio di zoccoli verdi e sono entrato negli ospedali. Mi sono attaccato al petto un cartellino con un nome fasullo: Valerio Tiramarchi, dell’inesistente associazione Orchidea Bianca Onlus [...] Sono entrato a contatto diretto con i malati, ho fatto il giro di visite del mattino e ho preso parte (ma non ho preso i ferri in mano, tranquilli) a interventi chirurgici”.
“Panorama” ha avuto così modo di vedere da vicino il comportamento del personale ospedaliero italiano. Almeno per quanto riguarda quattro ospedali della penisola: “Veneziale” di Isernia, “Ospedale dei Pellegrini” di Napoli, “Ospedale Pugliese” di Catanzaro, e “Ospedale Civice di Ss. Rosario” a Venafro.
Quattro strutture, quattro verità agghiaccianti e che devono far preoccupare gli italiani. Già solamente perchè un giornalista gode della libertà di un qualsiasi medico – “Mi hanno accolto nei loro camerini, mi hanno assegnato un armadietto e gli indumenti da lavoro”, scrive Abbate” – all’interno di un ospedale.
E poi ci sono i singoli casi, gli accadimenti specifici, che lasciano letteralmente senza parole. Perchè se qualche parola dovesse essere pronunciata, sarebbe alquanto villana, tutt’altro che rispettosa.
Eppure si tratta di termini, si, sgarbati, ma che alcuni “professionisti” della medicina italiana, con in mano la salute di tutti noi, meriterebbero. Le meriterebbero, ad Isernia, quella dottoressa pescata a fumare liberamente fuori dal blocco operatorio, con il divieto alle spalle. Le meriterebbero, sempre nella struttura molisana, i componenti del personale medico, in sala operatoria senza nè mascherine, nè tantomeno guanti protettivi.
Perchè l’igiene è un hobby. Anche a Napoli, dove il personale si reca nei negozi adiacenti l’ospedale, con indosso divisa e attrezzature da lavoro. Tutto questo, mentre alcuni pazienti sono costretti a sostare in letti sistemati lungo il corridoio, e mentre i bagni dei ricoverati vengono adibiti a ripostigli per lenzuola sporche e rifiuti d’ogni genere.
A Catanzaro manca, si, l’igiene - anche qui una dottoressa è fotografata, in sala operatoria, prima con il cellulare in mano e pochi istanti dopo nel mezzo di un’operazione - ma almeno non dite che non si fa beneficenza: ne sa qualcosa “Carminuzzi”, barbone che mangia e dorme nei corridoi dell’Ospedale Pugliese.
E sempre nell’ospedale calabrese, si fanno registrare i casi più gravi, mettendo a repentaglio la salute dei piccoli pazienti. Il pediatra di turno, accompagnato dal tale Tiramarchi, alias Carmelo Abbate, visita senza guanti e precauzioni bambini con patologie differenti.
E poi c’è Venafro, dove il cronista di “Panorama” rischia quasi di dover togliere i punti dalla testa di una paziente, tanto insistente quanto ignara delle reali competenze di Abbate. Tutto questo, mentre i dottori, quelli veri, effettuano visite ancora senza guanti, e magari buttando giù, frattanto, un grappolo d’uva.
Eccola, signore e signori, la malasanità. Quella vera. Una piaga per il paese, difficile da combattere, perchè tenuta in piedi da attori lontani anni luce dall’etica professionale. Ma, come conclude Abbate di Panorama, “con la salute della gente è meglio non scherzare”.
di Matteo Aldamonte







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