Altro che Asl, altro che disposizioni sanitarie provenienti dall’alto, altro che emergenza. Metà dei medici di base italiani si rifiutano di vaccinare i loro pazienti, attraverso il medicinale appositamente studiato e messo a disposizione, per combattere l’Influenza A.

E sono proprio gli stessi medici a non volersi vaccinare contro il virus H1N1. Meno della metà dei medici di famiglia (40%) si è detto d’accordo, mentre gli altri sono contrari sia per sè stessi che nei confronti dei loro pazienti. E non finisce qui: la percentuale si abbassa vertiginosamente per i colleghi operanti nelle strutture pubbliche, negli ospedali.

Se a questo si accompagna la situazione derivante da alcune regioni, come la Lombardia, che evitano appositamente gli accordi per la somministrazione del vaccino attraverso i medici di basi, ecco che la situazione diviene paradossale.

L’Influenza c’è, così come c’è l’emergenza. Non mancano i vaccini, eppure l’Italia stenta. “Non è solo una questione di volontà, molte volte non possono - dice Fiorenzo Corti, portavoce del sindacato e responsabile della Lombardia – In questo periodo abbiamo un sovraccarico di lavoro, per un problema che suscita un allarme in una certa misura ingiustificato. Abbiamo da fare visite, rassicurare per telefono i nostri pazienti. Corriamo da una parte all’altra”.

Non solo mancata volontà, ma anche, in alcuni casi, organizzazione sbagliata e medici nemmeno contattati, come spiega il responsabile del sindacato dei pediatri, la Fimp, Giuseppe Mele: “In molte realtà non hanno chiesto il nostro aiuto. Certo, se tutto veniva orchestrato meglio a livello centrale non ci trovavamo in questa situazione. Noi avevamo chiesto al Governo di fare un accordo nazionale con pediatri e i medici di famiglia”.

Un accordo che, invece, non è mai arrivato. E se ne stanno sentendo le conseguenze, praticamente in tutte le regioni della penisola, eccetto una: la Toscana. Qui medici di famiglia e pediatri stanno operando in maniera efficiente e corretta, dopo gli accordi raggiunti nelle passate settimane.

di Matteo Aldamonte


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