Continua con forza e vigore la lotta della medicina internazionale contro i tumori: la nuova introduzione, passa per ‘nanoparticelle armate’, ovvero provviste di un’arma genetica in grado di combattere i tumori. Iniettate nell’organismo dei pazienti malati, raggiungono la zona affetta da cancro, e qui ‘sganciano’ la propria sostanza per combattere il tumore dall’interno.

Ad aver introdotto l’importante innovazione, è stato il Caltech, California Institute of Technology di Pasadena, nell’ambito di un’importante ricerca portata avanti dai primari dell’istituto, ed i cui risultati sono stati anticipati dalla rivista specialistica ‘Nature’.

L’esito è stato soddisfacente: le nanoparticelle hanno rappresentato un veicolo sicuro ed affidabile per combattere il cancro, ottenendo effetti terapeutici salutari sin dalle prime battute. Tutto ciò, grazie al lavoro di un piccolo Rna ad interferenza, denominato l’iRna.

[da Wikipedia]
La RNA interference (dall’inglese interferenza dell’RNA, abbreviata comunemente come RNAi) è un meccanismo mediante il quale alcuni frammenti di RNA a doppio filamento sono in grado di interferire (e spegnere) l’espressione genica.

La RNAi è distinta da altri fenomeni di silenziamento genetico, dal momento che in Caenorhabditis elegans è stata osservata essere in grado di diffondere da cellula a cellula e di essere ereditabile. Ciò è stato osservato anche nelle piante, oltre che nei mammiferi ma, nell’ultimo caso con meno efficienza, e solo nei primi stadi dello sviluppo embrionale.

Esso ha il ‘potere’ di interferire con l’attività del gene responsabile della malattia, impedendogli di sintetizzare la proteina che dovrebbe codificare, mettendolo così a tacere. Questo, tramite un vero e proprio ‘bombardamento‘, legato ad una semplice iniezione.

Si tratta di un passo importantissimo, dopo la scoperta della possibilità di interferire, da parte della medicina, nell’Rna, che valse a Andrew Fire e Craig Mello il premio Nobel per la Medicina nel 2006.

Oggi si arriva a parlare di iRna, e le potenzialità sono davvero numerose. Certo, per avere dati sicuri sull’efficacia terapeutica delle nanoparticelle, è ancora presto poichè la sperimentazione è in quella che viene definita ‘fase uno‘. Ma le componenti per un futuro utilizzo clinico delle nanoparticelle ci sono tutte.

di Matteo Aldamonte


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