La lotta delle donne per la parità dei sessi, al voto, nei luoghi di lavoro, negli ambiti della vita politica, ha caratterizzato lo scorso secolo, ed ancora oggi rappresenta motivo di discussione. Ma al momento, può fondarsi su un dato di fatto: è equo il rapporto tra uomini e donne sul posto di lavoro, almeno in fatto di numeri.
Donne: lavoratrici, certo, ma anche e soprattutto mamme. Indaffarate, ma pur sempre mamme. Ma il lavoro toglie tempo, a queste signore che si dividono tra la scrivania, la culla, il computer ed il pannolino, e che spesso arrivano a fine giornata stremate.
Una vita in cui farsi in quattro non basta. Ma non finisce qui: a dare il colpo finale ci pensa un recente studio inglese, condotto sulla base di un campione composto da 12.500 bambini di cinque anni, le cui mamme, appunto, sono protagoniste nell’universo professionale.
Interessante il risultato: l’attenzione della figura materna, sicuramente inferiore rispetto alla medesima figura sempre a disposizione e lontana dal lavoro, non basta ad allontanare i figli da schifezze varie, cibarie malsane. Ma basta per tenere i piccoli ben distanti da attività fisiche e motorie, al contrario importantissime per una crescita sana ed equilibrata.
Un flusso contrario a quello che i medici consigliano: si mangia male, ci si muove poco. Cosa c’è di peggio? Semplicemente, uno studio che, come detto, pone in evidenza la cruda realtà.
A condurlo, l’Institute of Child Health, il quale ha messo in rapporto le ore di lavoro delle madri, con l’alimentazione e l’esercizio fisico dei bambini. I risultati sono negativi, non v’è dubbio: i figli hanno fatto registrare un alto tasso di bibite zuccherate bevute durante la giornata, magari trascorrendo più di due ore tra PC e televisione, e senza smuovere un passo che non sia finalizzato a raggiungere il frigorifero.
“Tuttavia - sottolineano i responsabili del rapporto, pubblicato sul Journal of Epidemiology and Child Health – i nostri risultati non implicano che le madri non dovrebbero lavorare; piuttosto, sottolineano il bisogno di politiche e programmi per sostenere i genitori”.
L’ancora di salvezza c’è, insomma, ma andrebbe lanciata. Stenta a tirarla in mare anche l’Italia: nel Belpaese, nove bambini su dieci non riuscirebbero ad assicurarsi un posto negli asili-nido. Insomma, anche qui il controllo risulta scarso, ma non si è ancora giunti ai livelli allarmanti che, anche per via dell’alto tasso di obesità, stanno facendo preoccupare il Regno Unito.
di Matteo Aldamonte
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