Ha fatto la fortuna di comici e luoghi comuni: il matrimonio, sarcasticamente considerato dai più come la “tomba” dell’amore e della complicità vera, avrebbe, al contrario, oltre che un valore dal punto di vista dell’unione, anche una grande importanza sotto l’aspetto della salute.
Lo testimonia una ricerca condotta su più di 35mila persone - campione abbastanza ampio, quindi – appartenenti a nazionalità differenti, ed avente origine in Nuova Zelanda, presso l’università dell’Otago, tramite il lavoro dell’equipe della dottoressa Kate Scott.
L’unione eterna ed il giuramento di amore e fedeltà, infatti, avrebbero il potere e la capacità di tenere lontani due grossi mali della civiltà odierna, sottoposta a stress con cadenza più che quotidiana: l’ansia, e soprattutto la depressione. E questo, a differenza di quanto rivelato da precedenti studi in materia, avverrebbe in maniera uniforme sia per la donna che per l’uomo.
Ma se depressione e ansia colpiscono sempre più frequentemente nella società odierna, un motivo ci sarà. Il numero di casi è alto tanto quanti sono i casi di chiusura del matrimonio: idillio finito, amore al capolinea, giuramento che viene meno. Ecco giungere, molti casi, nervosismo e depressione.
Basata su sondaggi condotti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) negli ultimi dieci anni, e pubblicata sulla rivista British Journal of Psychological Medicine, la ricerca ha rivelato come, nel caso in cui il matrimonio dovesse giungere al termine, è spesso l’uomo a risentirne in maniera più pesante, cadendo spesso in complicazioni di carattere psicologico.
“Abbiamo potuto analizzare – spiega la dott.ssa Scott – cosa accade alla salute mentale per chi è alle prese con il matrimonio, attuando un confronto sia con chi non si è mai sposato sia con i casi in cui l’unione è finita. Ciò che rende unica e più solida questa indagine – fa infine notare la ricercatrice – è il fatto che il campione è estremamente vasto e comprende tanti Paesi. Inoltre ci consente di disporre di dati non solo sulla depressione, ma anche sull’ansia e sui disturbi da abuso di sostanze”.
di Matteo Aldamonte
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