Relax, meditazione, pace dei sensi. Se tutto ciò sembra lontano dalla cultura occidentale, e solo pochi si avvicinano all’universo della riflessione profonda, sarà meglio cambiare idea. A dirlo, nessun santone, bensì i ricercatori del Medical College del Wisconsin e della Maharishi University dell’Iowa.
Secondo uno studio condotto da questi ultimi, infatti, l’antica tecnica mentale naturale avrebbe effetti benefici non solo sullo spirito, ma anche sul corpo umano a livello medico, poichè addirittura in grado di ridurre la mortalità fra i pazienti cardiopatici.
Quella dei ricercatori è stata un’indagine piuttosto meticolosa, durata ben nove anni. In questo lasso di tempo, cento persone hanno seguito i principi della meditazione in maniera costante, mentre altrettanti hanno condotto uno stile di vita salutista, con particolare attenzione all’alimentazione.
Il risultato è stato sorprendente: i medici hanno verificato nel primo gruppo una diminuzione di quasi il 50% di patologie letali come infarto e ictus rispetto agli altri volontari.
Venti minuti di meditazione quotidiana. Così i cento pazienti si sono avvicinati a questa antica pratica orientale, la quale si è rivelata maggiormente utile nelle patologie cardiopatiche, rispetto a nove anni di alimentazione corretta e monitorata attentamente, ed attività fisica.
Infatti, i benefici legati alla meditazione sono stati duplici: non solo c’è stata una diminuzione sostanziale delle morti, ma si è registrato anche un calo generalizzato della pressione sanguigna, dello stress e dei livelli di ansia. La pace dei sensi prima di tutto, insomma.
“E’ il primo trial clinico controllato che mostra come praticare per anni la meditazione riduca l’incidenza degli eventi cardiovascolari, ovvero infarti, ictus, morte”, ha spiegato un convinto Robert Schneider, coordinatore dello studio e direttore del Centre for Natural Medicine and Prevention della Maharishi University dell’Iowa, il quale non ha esitato ad azzardare un paragone tra le metodologie di medicina naturale, e questa interessante scoperta.
di Matteo Aldamonte
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