Già immagino la scena? L’orario di lavoro è quasi terminato, in programma la miglior cena a lume di candela che possiate immaginare, in agguato la peggior notizia che si possa ricevere: lavoro aggiuntivo, straordinari in arrivo. La rabbia sale, fino al limite. Ma non potete rischiare di perdere il posto, e allora, di corsa! A produrre per l’azienda!

Questo comportamento, eticamente corretto, fa però male all’organismo. E’ quanto illustrato da uno studio apparso sul Journal of Epidemiology and Community Health, e diretto da Constanze Leineweber, dell’Istituto di ricerca sullo Stress di Stoccolma.

Secondo l’indagine, meglio venir meno alla calma ed, anzi, dirne quattro a colleghi e capi antipatici. Questo perchè il trattenere, il lasciar correre potrebbero addirittura raddoppiare il rischio d’infarto. C’è di mezzo il cuore, insomma, e da scherzare non ce n’è.

Si è giunti alla scoperta mediante un’attenta analisi dell’apparato cardiovascolare di 2275volontari, la cui attività è stata monitorata tra il 1992 ed il 2003. Agli stessi è stato poi chiesto come questi affrontassero le vicende spinose al lavoro: naturalmente, anche in base al proprio carattere, alcuni hanno confessato di non reagire, lasciando correre; altri, al contrario, hanno palesato la reazione, il proprio affrontare di petto le problematiche ed i conflitti.

Beh, i primi, a parità di altri fattori di rischio, sarebbero più soggetti ad essere vittime di un infarto. Lo sarebbero esattamente in maniera doppia rispetto a quanti riescono, al contrario, a sfogare immediatamente la propria rabbia. Questo perchè  la rabbia non scaricata porta ad accumulare tensioni psicologiche e fisiologiche, che alla lunga danneggiano il cuore.

Certo, un modo per non avere problemi ci sarebbe anche: non arrabbiatevi, e cercate la serenità dietro la vostra scrivania. Al contrario, che sarà mai una piccola discussione. Che sia civile, però. Fermacarte e sedie in volo per l’ufficio terranno lontano l’infarto, ma al tempo stesso anche il posto di lavoro.

di Matteo Aldamonte


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