Raccomandazione, parola nota agli italiani. Coincide con la classica ‘pedata’, la spinta, la conoscenza in più che nel nostro paese sembra caratterizzare il mondo del lavoro. Ed evidentemente non solo: anche in ospedale, un italiano su cinque viene ricoverato passando per una raccomandazione.

La statistica è ufficiale, ed arriva dalla ricerca intitolata ‘Aspettative e soddisfazioni dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità’, portata avanti dal dal Censis, per conto del ministero della Salute.

Anche per il ricovero, o magari per un trattamento più ‘attento’, servirebbe quindi la raccomandazione. Stando ai numeri, questo sarebbe prassi, in media, per il 21 per cento degli italiani. Scendendo nello specifico, si passa sino al 30 per cento se parliamo del Mezzogiorno della penisola.

Entra in gioco, qui, un concetto molto importante: quello dell’intra moenia. Di che si tratta?

[da Wikipedia]
Ci si riferisce alle prestazioni erogate dai medici di un ospedale, al di fuori dell’orario di lavoro, che utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso.

Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione, e sono perciò soggette al pagamento di un compenso liberamente stabilito dal professionista e approvato dalla Direzione Sanitaria.

Detto questo, almeno un italiano su tre deve ricorrere ad una visita privata, l’intra moenia, prima del ricovero, nonostante abbia ricevuto indicazioni circa lo stesso, da parte di un altro dottore. Un dato, questo, che cresce ancora trasferendoci al Sud Italia: qui la percentuale è del 41,6 per cento.

“E’ un dato importante che non era mai emerso in maniera così chiara – ha commentato, in merito, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio -. Indica che ci sono ancora molti problemi sul meccanismo dell’intra moenia, che è ben lontano dall’essere perfetto”.

“L’intra moenia - ha poi concluso – può funzionare ma deve avere come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni, e non solo l’orario. Credo che il dato sia preoccupante e ci imponga una riflessione”.

di Matteo Aldamonte


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