“Finalmente da oggi la pillola Ru486 può essere utilizzata anche in Italia, ultimo dei paesi europei. Adesso la sfida per il Parlamento è quella di dedicarsi alla prevenzione dell’aborto, al potenziamento dei consultori e alla tutela sociale della maternità”.

Ha accolto con questa parole di soddisfazione la delibera odierna dell’Aifa (Associazione Italiana del Farmaco) sulla Gazzetta Ufficiale, Livia Turco, ex ministro della Salute. E’ arrivato oggi il via-libera: l’Ru-486, la pillola abortiva, entra in commercio anche in Italia, dopo aver trovato spazio in gran parte del Vecchio Continente.

La pillola, come ampiamente spiegato nei dibattiti informativi di questi giorni, è in grado di causare un aborto farmacologico, senza la necessità di interventi invasivi di alcuna natura.

Tuttavia, la delibera sulla Gazzetta Ufficiale, giunta proprio nella giornata odierna, ha portato con sè anche alcune regole ben precise nella somministrazione alle pazienti dell’Ru-486: essa, infatti, non potrà essere assunta oltre la settima settimana di gravidanza.

Inoltre, l’entrata in commercio del farmaco non riguarderà gli utenti, i cittadini: essa non sarà in vendita nelle farmacie, ma, al contrario, potrà essere somministrata solamente negli ospedali italiani, previa ricovero all’interno delle stesse strutture.

Sul quest’ultima tematica si è soffermato, con fermezza, il ministro del Walfare, Maurizio Sacconi: “Se il ricovero ospedaliero non si rivelasse effettivo il governo prenderà iniziative a tutela della legge 194″, ha detto. Ricovero ospedaliero assolutamente necessario, quindi.

Lo stesso, comunque, dovrebbe estendersi a più giorni: infatti, la procedura di espulsione farmacologica del feto può non avvenire immediatamente, e per questo sarà necessario il monitoraggio continuo dello staff medico, che segua le pazienti da vicino sino ad aborto concluso.

Naturalmente, non mancano le critiche, provenienti soprattutto dall’ambiente ecclesiastico. Monsignor Fisichella,  presidente dell’accademia per la vita, dopo la delibera, ha dichiarato: “È un inganno. Credo che la Ru486 rimanga in ogni caso una pillola abortiva”.

“Non possiamo permetterci di dare un messaggio di banalizzazione della vita soprattutto di fronte alle ragazze e alle giovani generazioni. È sempre una grande sconfitta. Pensare che la Ru486 renda meno drammatico questo evento è un inganno e chi lo afferma sa di mentire e non rende ragione del valore della vita e del rispetto dell’esistenza”, ha poi concluso lo stesso Monsignore.

di Matteo Aldamonte


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