Avrete sicuramente avuto “il piacere”, nell’arco della vostra vita, di dormire accanto ad una persona che russa. Oppure voi stessi siete “russatori” di prim’ordine. In entrambi i casi, per voi o per gli altri, il sonno diviene praticamente impossibile.

Ma in fondo, si tratta di un inconveniente superabile: una notte in bianco, e nulla di più. Al contrario, le preoccupazioni potrebbero aumentare in seguito agli esperti pneumologi ospedalieri (Aipo), i quali si sono incontrati oggi a Milano, nell’ambito del congresso nazionale a loro dedicato.

Essi hanno tirato fuori una tematica di grande interesse per quel che concerne salute e medicina: russare fa aumentare di quattro volte il rischio di andare incontro ad un ictus, ed è responsabile di almeno un quinto degli incidenti stradali.

“Dobbiamo fare di più, anche perché solo il 3% dei casi di apnea notturna è diagnosticato”, hanno spiegato gli esperti nell’ambito del suddetto convegno. Secondo gli specialisti, “un incidente automobilistico su cinque è dovuto ai disturbi respiratori del sonno”.

Infatti, la sonnolenza diurna è una patologia che colpisce oltre 1,6 milioni di persone nel nostro paese, e rappresenta una delle conseguenze principali della sindrome dell’apnea ostruttiva. E proprio tale patologia, aumenta sino a quattro volte il rischio di ictus, ma anche di 2,5 quello di ipertensione arteriosa e di diabete.

“La prevalenza di questa malattia – spiega Giuseppe Insalaco, responsabile dell’area fisiopatologica dell’Aipo – sta aumentando in parallelo con l’epidemia di obesità che si sta diffondendo nei Paesi occidentali, colpendo molto spesso persone in età lavorativa, che tendono a sviluppare ipertensione, diabete, deficit neurocognitivi e complicanze cardiovascolari come angina, infarto o ictus”.

Dinanzi a questi dati, risultano però poche le strutture del Belpaese in grado di occuparsi di questa problematica - cosiddetta polisonnografia - la quale prende il nome esatto di 160 strutture pneumologiche. Poche, considerando che ognuna dovrebbe occuparsi di 10mila pazienti.

E con quali tempi? Sono necessari 60 giorni per accedere alla prima visita e 300 per iniziare il trattamento”, spiega un’analisi condotta nella Regione Toscana. Eppure, specificano gli esperti, tramite l’utilizzo di una maschera nasale/facciale, ed evitando il fumo e l’assunzione di alcool prima di andare a letto, il problema risulta facilmente risolvibile.

di Matteo Aldamonte
[foto da comesifa.eu]


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