Allungare la vita dell’uomo è una che, aldilà di qualche accorgimento a livello di alimentazione e salute in generale, non è realizzabile in laboratorio. Ciò non vuol dire che la scienza non si stia adoperando ormai da tempo per trovare il modo di migliorare la qualità della vita di tutti noi, allungando in qualche modo la nostra esistenza.
L’ultima scoperta su questo fronte arriva da una recente ricerca della University of Pittsburgh School of Medecine (USA), che si è basata su alcuni studi condotti sulle cellule staminali per parlare appunto di una vita più lunga, agendo sul processo di invecchiamento dell’organismo, che verrebbe sensibilmente rallentato.
L’esperimento ha riguardato, per ora, soltanto alcuni topi di laboratorio, per i quali i risultati sono tuttavia incoraggianti. Gli studiosi hanno agito in maniera precisa, causando volontariamente e in maniera genetica nei topi la Progeria, una malattia che causa l’invecchiamento precoce delle cellule e quindi il decesso prematuro.
Questo procedimento è avvenuto soltanto per alcuni topi, mentre altri sono rimasti sani e sono stati utilizzati per effettuare un prelievo di cellule staminali. Queste sono state poi trapiantate negli esemplari affetti dalla malattia, ed è a partire da questo momento che gli scenziati hanno potuto riscontrare un oggettivo rallentamento del processo di invecchiamento negli animali.
L’aspettativa di vita dei topi malati, tra i 21 e i 28 giorni, è arrivata esattamente a 66 giorni, triplicandone di fatto l’età.
Laura Niedernhofer, coordinatrice dello studio, ha dichiarato nell’articolo apparso sulla rivista Nature Communications: “La disfunzione delle staminali sia una delle cause dei cambiamenti legati all’invecchiamento”. I ricercatori sono comunque consapevoli di come la strada da percorrere sia ancora molto lunga, prima di poter ipotizzare un utilizzo di queste tecniche sugli esseri umani, ma sembra che la ricerca scientifica sia sempre più orientata alla comprensione del ruolo delle cellule staminali.
di Matteo Aldamonte







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