Il tumore al seno rappresenta un’eventualità comune tra le donne di tutte il mondo. Esso può essere definito come “una patologia oncologica dovuta alla moltiplicazione incontrollata di un gruppo di cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne con capacità di invadere il tessuto circostante e, nel tempo, anche altri organi del corpo”.
Di due tipologie principali - invasivo, ossia capace di generare metastasi, ed in situ, ad oggi incapace di generare rischi -, il tumore al seno è legato a doppio filo con l’età: il suo aumentare, porta al tempo stesso all’incremento del rischio, che diviene più concreto superati i 50 anni.
Tuttavia, sono numerosi i fattori e gli aspetti da valutare ed osservare nella trattazione completa della tematica. Per questo, vi rimandiamo all’approfondimento offerto dal portale SaluteDonna, sicuramente più completo e curato dalla ‘Lega Italiana per la lotta contro i Tumori‘.
In ogni caso, si è tenuto stamane (8 Marzo ndr) un convegno, organizzato dalla Fondazione Bracco in quel di Milano, riguardante la tematica del tumore al seno, ed avente come ospite Ferruccio Fazio, ministro della Salute.
E per il Ministero, come emerso dalle dichiarazioni di Fazio, la parola chiave, anche in quest’ambito, sarebbe: prevenzione. Cosa si intende? L’idea sarebbe quella di predisporre uno screening per il tumore del seno ‘a misura di rischio’, che tenga conto dei fattori genetici, ambientali e famigliari per decidere quali esami di prevenzione fare, e a partire da che età.
Come illustrato dal ministro, al momento l’unica metodologia di controllo in tema di tumore alla mammella, prevede controlli ogni due anni, in una certa fascia d’età.
Ma, spiega Fazio, “ci possono essere strategie che combinano non solo la mammografia, ma anche l’ecografia ed eventualmente la risonanza magnetica”. E ancora: “si può dividere ad esempio ciascuna donna in tre tipi di rischio: basso, medio e alto. Se il rischio e’ alto, con fattori di rischio genetici e famigliari, si potrebbe fare una risonanza magnetica più un’ecografia a partire dai 30 anni, con controlli ogni anno. Se il rischio e’ intermedio, invece, potremmo programmare un’ecografia ogni anno dopo i 40 anni. Se il rischio e’ basso, infine, può esserci una mammografia ogni due anni, tra i 50 ed i 75 anni”.
Secondo il ministro, infine, lo sviluppo di tale screening permetterebbe una diminuzione sia dei casi di falso positivo, che di quelli veri e propri, i quali, invece generano mortalità.
di Matteo Aldamonte
[Immagine - MedicinaLive]
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